Sicilia allo stremo, ma la protesta va avanti

I forconi indignados

movimento dei forconi

20 gennaio 2012 -  Studenti, braccianti, operai, pescatori, autotrasportatori, piccoli imprenditori edili, commercianti, disoccupati: il popolo della protesta dei forconi protagonista ieri sera a Servizio pubblico, la trasmissione di Michele Santoro.

Dagli schermi televisivi, gli indignados di Sicilia hanno illustrato ragioni e richieste. Hanno spiegato ansie e preoccupazioni che tormentano sempre più siciliani. Come Viviana, studentessa, da poco maggiorenne: “Per la prima volta ho paura per il futuro. Per questo sono qua e non a scuola. Potrei essere tra i banchi. Ma che studio a fare vista la drammatica situazione che stiamo vivendo oggi in Sicilia? Per questo protesto oggi. Per il presente. Solo così potrò avere un domani”.


Una testimonianza che più di tutte racchiude forse il significato di una protesta che con il passare della ore ha assunto toni decisi e agguerriti, ma che tranne due episodi si sta svolgendo in maniera civile e pacifica.

Una protesta che se da un lato ha paralizzato l’Isola dall’altro forse ha cancellato stereotipi e luoghi comuni, proiettando al di là dello Stretto un’immagine nuova della Trinacria. Non più rassegnata e fatalista, ma determinata a voltare pagina, vogliosa di cambiamento.

“Non siamo qualunquisti, ma vogliamo svegliare questa Terra” dice uno dei manifestanti ai microfoni di Santoro. Un obiettivo forse raggiunto alla luce delle migliaia e migliaia di persone che animano i 190 presìdi sorti uno dopo l’altro in ogni parte dell’Isola.

Ansia di cambiamento che inizia a fare proseliti anche in altre regioni del Sud e attira simpatie e consensi anche oltre la linea gotica. Il movimento dei forconi è nato ed è pronto ad entrare in azione anche in Calabria, Puglia e Lazio. Su facebook la protesta dei siciliani viene incoraggiata e c’è, come emerge dai tanti messaggi postati sulle pagine del social network , chi persino  coltiva la speranza che non muoia e che anzi contagi l’intera penisola.

Dopo la fumata nera arrivata dal vertice con il governatore Lombardo, che ha chiesto un incontro a Monti, gli autotrasportatori hanno annunciato al termine dell’assemblea di Forza d’urto che quella di oggi sarà la giornata conclusiva della loro protesta. I contadini e i pescatori invece hanno deciso di andare avanti a oltranza con i blocchi, anche se promettono di allentare la pressione per non creare ulteriori disagi ai siciliani. Al loro fianco ci saranno anche gli studenti delle scuole superiori che oggi daranno vita a cortei nelle principali città.

La protesta dunque anche se con metodi di lotta più morbidi sembra destinata a continuare. A dispetto anche delle roventi polemiche di ieri tra il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello e i manifestanti. Il numero uno degli industriali, pur condividendo le ragioni della protesta, ha denunciato la presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata tra autotrasportatori e agricoltori e oggi presenterà «nelle sedi opportune» delle denunce in cui si ventila la presenza della mafia in alcuni dei blocchi stradali.

Parole accolte con “sdegno” dai Forconi che hanno invitato Lo Bello a fare i nomi e a denunciarli alla magistratura. All’allarme di Confindustria si è aggiunto anche quello del procuratore di Palermo Francesco Messineo.  “La situazione siciliana desta molta preoccupazione” ha detto il sottosegretario ai Trasporti, Guido Improta, rispondendo alla Camera a un’interpellanza urgente sugli autotrasportatori.

La protesta siciliana, al di là di quel che sarà o potrà essere, sta avendo pesanti ripercussioni in tutta l’Isola che arriva stremata al quinto giorno di blocchi. La benzina è introvabile. Gli scaffali dei supermercati sono semivuoti. Il mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più grande d’Italia, è chiuso da due giorni.

Alla mezzanotte di oggi, i tir torneranno a circolare e lentamente la situazione  dovrebbe tornare alla normalità. I contadini e i pescatori andranno avanti con i blocchi nei porti, nelle autostrade, nelle Statali e nelle raffinerie “fino a quando – spiegano – la nostra classe politica non dimostrerà che affronterà e risolvere i nostri problemi”.

E’ proprio quello che voleva sentire Viviana. Che vuole credere  ancora che il domani le apparterrà.

6 commenti a "I forconi indignados"

  • Giuseppe scrive: 20 gennaio 2012 09:06

    State sbagliando tutto. Il blocco attuato sta solo producendo enormi danni a quelle piccole imprese che stavano agonizzando e a quei lavoratori come voi che dopo tante peripezie trascorse si stavano riprendendo faticosamente dalla perdita del lavoro subita. Non si può manifestare con il sedere dei lavoratori, tanto a chi già i soldi li ha non fate altro che farli ingrassare maggiormente con le sorti di borse nere e vendite sotto banco di prodotti schifosi ad altissimo costo. ORA BASTA, SIATE INTELLIGENTI!
    Giuseppe Gozzo

  • calogero scrive: 20 gennaio 2012 09:44

    tratto da http://www.grandangolo-online
    Ore 20 di ieri sera, al ritorno da Palermo, rallentai, come sempre, all’altezza del bivio di Lercara Friddi, per evitare quell’ insopportabile, alquanto discutibile, autovelox ed ebbi la sgradita sorpresa di avvistare, in lontananza, luci di ogni sorta, fumo frammisto a nebbia e tanti, tantissimi, automezzi che ordinatamente occupavano le due carreggiate, lasciando lo spazio centrale quasi libero. Mi rallegrai quando scoprii che non si trattava di incidente, ma della pacifica dimostrazione della “Forza d’urto” e del movimento dei “Forconi” o, più in generale, degli autotrasportatori siciliani. Si, è vero, mi sentivo stanchissimo, dopo una giornata palermitana piena di impegni, ma ero contento. I passanti, con le proprie macchine, si muovevano a passo lentissimo, osservavo e fotografavo con il mio cellulare. Un nucleo di Carabinieri, in mimetica, con molto fair-play, invitava i manifestanti a far passare qualche macchina e loro, con altrettanta gentilezza, si accostavano ai finestrini dei viaggiatori intrattenendoli, qualche minuto, in conversazioni varie ed espressioni di saluto prudenti e calorose, “cumpà chi si dici?”, “d’unni viniti?”, “nnata scusari!”. Intanto, riuscivano nell’ obiettivo di rallentare il traffico veicolare e a trasmettere il loro esasperato disagio. Mia moglie mi chiese: perchè lo fanno? Le spiegai e le dissi che avevano ragione, da vendere. Stavano lottando anche per lei e pure per i suoi figli, che poi sono anche i miei. Accostai la macchina e scesi, strinsi la mano a tanti. Erano mani callose che ti trasmettevano la fatica, l’umiliazione e la rabbia che avevano dentro. Dopo avergli dato la massima solidarietà rientrai in macchina e confessai a mia moglie che mi ero, quasi, commosso. Provavo solidarietà e sarei rimasto con loro, ma, oppure, sarebbe stato meglio scrivere due righe. Era tutta gente modesta, per bene, anche se non portava la cravatta, era la gente che, ancora, ha la forza di produrre e che sta vivendo un momento difficilissimo dove la Regione, lo Stato, non ha ancora compreso l’estrema sofferenza e costrizione in cui versano molti. Si stanno stancando, in molti, di osservare che, in Italia, i margini di guadagno degli agricoltori, degli autotrasportatori, dei pescatori siano talmente ridotti che gli stessi continuano, solamente per l’amore che li lega alla terra. Mentre, al contrario, i margini di altri, per non citare nomi di qualche petroliere, consentono di pagare 60 milioni di euro per un solo giocatore di calcio. La speranza è racchiusa in quella forte stretta di mano con il signor Vento, audace e distinto organizzatore di quella manifestazione, e, ancora di più, negli occhi di un bambino di circa 10 anni che orgogliosamente, temperatura 0 gradi, con i suoi guantini, sventolava una bandiera del movimento dei “Forconi”.

  • Max scrive: 20 gennaio 2012 10:36

    Restiamo umani.

  • Alessandro scrive: 20 gennaio 2012 11:05

    @calogero: mi sono commosso a leggere il tuo commento.

  • Giuseppe scrive: 20 gennaio 2012 11:14

    Perfettamente in linea con le ultime riflessioni, ma non serve compiacersi e sapere che stiamo affondando tutti, il mal comune mezzo gaudio è finito. Ora io parlerei più che di movimenti dimostrativi di un un malcontento di reali problematiche che il nostro Stato si ostina volutamente a far finta di non valutare. Dobbiamo capire che la classe dei lavoratori ormai ha superato la fase delle problematiche da risolvere. Attenzione a questo Clima che a mio avviso è completamente contrario all’essere pacato.
    Le rimostranze pacifiche, se ancora possano servire, non vanno fatte tra noi poveri “mortali”, ma con chi dovrebbe rappresentare i ns. bisogni e le ns. volontà.
    Come può capire un politico che guadagna 20K Euro al mese un lavoratore che cerca di far sopravvivere la sua famiglia con 1K Euro quando gli va bene?
    Il ns. è un grande paese, ma, come dico sempre, “le Aziende le fanno gli uomini che le compongono”, il ns. paese è stato grande al contrario delle persone che lo hanno amministrato.
    Perchè non si instaura una forma di meritocrazia anche in politica? Stipendio base basso e per chi vale, al raggiungimento dei propri obbiettivi di governo, incentivi gratificanti?
    Il Clientelismo è finito per tutti. ORA CI VOGLIONO SOLUZIONI. Queste ultime non possono risiedere nella ripresa dei consumi, nell’innalzamento del PIL, nel rilancio produttivo, ormai non ci sono più soldi per le cose non di primaria necessità in tutta Europa e oltre). La classe sociale intermedia che teneva alto il volume dei consumi è oggi di fatto sparita. attualmente o sei ricco (molto) o sei povero (quasi molto) e non puoi permetterti distrazioni.

  • Marcello scrive: 20 gennaio 2012 19:48

    Questo vento di rivolta, a mio avviso, è una delle poche cose buone che sta succedendo in questi giorni. Forse questa manifestazione che parte dalla rabbia e dalla disperazione non bisogna solo giudicarla, ma va compresa. Sicuramente sta creando tanti disagi a chi non ha la responsabilità di questo stato di cose, ma forse è l’unico modo per venire alla ribalta adesso però bisogna andare sotto le ville dei potenti e presiedere i palazzi del potere, si con i forconi, cosi come abbiamo visto nei film o letto nei libri di storia siciliana. Perchè la storia si ripete.
    Il fatto ancora più grave è che questo forte disagio economico non è solo degli autotrasportatori, agricoltori e piccoli imprenditori siciliani, ma è di gran parte del paese. Il mio stipendio è fermo da circa 10 anni ed il cambio con l’euro mi ha completamente dimezzato il valore di acquisto.
    I consumi sono calati in maniera paurosa… qual’è la soluzione per il Governo? Aumentare le tasse e dimenticarci della pensione. La cosa buffa é che paghiamo profumatamente questi grandi politici e tecnici, loro devono rimanere nei loro piedistalli… Vergogna!

Lascia un commento


Le notizie di oggi

serverstudio web marketing e design