Mia cara figlia, perché mi fai piangere?
“Ancora una volta ci troviamo abbracciati a piangere per fatti ed eventi che questa vita ci ha “regalato”.
Ti ricordi quando al campo di floresta ti rompesti il Piede? A pericolo scampato ho pianto in silenzio e da solo!
Ti ricordi quando la barca è affondata? Una volta a casa in salvo ci siamo trovati abbracciati a piangere.
E quando il nostro cagnolino stava per morire? Anche allora abbiamo pianto insieme!
E poi quando sono partito per operarmi agli occhi? Anche lì alla stazione, con la paura che quella era l’ultima volta che vedevo le mie care figliole, la commozione con relative lacrime ci sorprese abracciati a piangere!
E ora? Queste tue sofferenze colpscono il mio cuore di padre che darebbe la sua vita per dare a te e alla tua famiglia la certezza di un lavoro stabile e sicuro.
Anche in questo momento che ti scrivo le lacrime cadono nella tastiera sensa che possa far niente per impedirlo. Senza contare che tua madre si sta ammalando per questa tua precaria situazione che spero sia breve e transitoria.
Queste considerazioni avrei voluto dirtele di presenza, ma davanti a te e a tua sorella non ne ho il coraggio, qui invece non so perché e diverso per email o messaggio si trova il coraggio di dire ciò che di presenza non si riesce a dire.
Io, malgrado le mie convinzioni diverse, non ho diffioltà ad ammettere che con questo provvedimento il governo in carica abbia sbagliato per il semplice fatto che si è appoggiato dove “il muro è più basso”.
Cioé se l’è presa con chi non è in grado di difendersi data la sua precaria condizione attuale, ma soprattutto perché tra tutti i precari che infestano la nostra bella e amata Italia gli unici che lavorano siete proprio voi!
Insegnanti che quando sono sul posto di lavoro, davanti a loro hanno bambini e bambine ai quali si deve necessariamente far lezione.
Pertanto mia cara figliola in questa specifica battaglia sono e sempre sarò al tuo fianco, mano nella mano e gli occhi gonfi di lacrime.
Un bacione grosso grosso tuo papà”.
Grazie papà, per esserci ancora una volta, come quando mi hai accompagnato all’altare come volevi tu “senza debiti“, come quando sono nate le bimbe, come quando ve le ho lasciate perché io non potevo assentarmi, grazie papà perché tu sei il migliore sondaggio, e non preoccuparti, per noi che ci crediamo, se non possiamo avere una giustizia terrena, avremo quella divina e li saranno “lacrime e stridore di denti”!





















