Indagato per peculato il ministro Stefania Prestigiacomo

Indagato per peculato il ministro Stefania Prestigiacomo

La Procura di Roma ha aperto un indagine per presunto peculato del ministro siracusano Stefania Prestigiacomo.

I fatti si riferirebbero all’uso della carta di credito del Ministero che la politica avrebbe utilizzato per acquistare articoli di moda e pelletterie. Il tribunale dei ministri dovrà  appurare se le spese fatte fossero riconducibili a doveri istitruzionali o semplicemente ad atti privati. La notizia è stata diffusa dal TGR delleo re 19 e dal TG1 delle 20, che ha precisato: “Il ministro Prestigiascomo è rimasta sconcertata dei fatti ed ha dichiarato di avere messo a disposizione degli inquirenti tutta la documentazione relativa” .

Che Stefania Prestigiacomo sia amante delle Griffes, di qualche borsa di Valentino o una cintura di Trussardi, non ci sono dubbi, il suo gusto e la sua estrazione sociale non permetterebbero a nessuno di dubitare, ma i magistrati fanno il loro dovere, anche quando compiendo il loro dovere di controllo e prevenzione, avviano inchieste e aprono indagini.

Stefania Prestigiacomo non avrebbe certamente bisogno di difensori d’ufficio, però bisogna ricordare per dovere di cronaca o – per usare una frase da Radiocronaca- per quanti si mettessero solo ora all’ascolto- che proviene da una educazione ferrea che è quella storica delle Suore Orsoline di Siracusa dove ha conseguito la maturità linguistica, laureandosi poi in Scienza dell’Amministrazione.

D’altra parte lo stesso Ministro si è dichiarata “sconcertata” da questa indagine e ha messo subito a disposizione i documenti contabili del caso, che- ha dichiarato- “sono stati sempre disponibili”. Il ministro ha anche fatto capire che i magistrati avrebbero potuto fare prima questi accertamenti “e non aprire subito l’inchiesta che sicuramente “infanga” la sua persona.

Va detto che Stefania Prestigiacomo è stata presidente dei giovani imprenditori di Siracusa, deriva da una famiglia dì imprenditori che, ammesso e non concesso, se avessero vissuto travagli e peripezie, tutto avrebbero potuto fare tranne che accreditarsi di beni altrui di cui ha la disponibilità per motivi istituzionali.

Certamente non ha bisogno di difese d’ufficio, ma se può valere a pareggiare questo affronto ricevuto – tranne naturalmente a prova contraria- ricordiamo che l’onorevole Prestigiacomo già da qualche anno ha dato prova di grande correttezza anche nelle iniziative ministeriali come l’apertura di asili nido, attività culturali di spicco (non dimentichiamo il consigliio europeo alla storica chiesa del Collegio, il recente G8 sull’Ambiente, ma le sue lotte a favore della Donna, delle Pari Opportunità, prima e dell’Ambiente dopo, come la bonifica della zona industriale, la rada di Augusta , il patrimonio UNESCO, ecc.).

Siracusa ha appreso con stupore questa notizia, diffusa dai Telegionali della Rai e dalla Stampa quotidiana e si augura che venga fatta luce e soprattutto si possa dare la serenità del caso all’esponente del Governo Italiano, che, moltissimi assicurano a Siracusa, non aveva certamente bisogno della carta ministeriale per soddisfare i suoi desideri del tutto umani, d’altra parte.

 

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9 Commenti a “Indagato per peculato il ministro Stefania Prestigiacomo”

  1. Giuseppe scrive:

    Bhè che dire, non credo affatto che la nostra Stefania sia cosi sprovveduta da incorrere in tali meschinità, i motivi potrebbero essere, a mio avviso, di carattere politico.
    Ne sapremo di più in corso d’opera.
    Giuseppe Marabita

  2. rosario scrive:

    ma per l\’amor del cielo! ma come si può pubblicare un\’articolo così ricco di \”salamalecchi\”. Dite la verità, se ne avete il coraggio, oppure fate \”copia/incolla\” dalle ANSA che vi arrivano senza nulla togliere e sopratutto, senza nulla aggiungere. E per fortuna che oggi è la giornata della manifestazione per la libertà di stampa! In bocca al lupo.

  3. Giuseppe scrive:

    Per farti contento ti dico che hai ragione, l’importante che stanotte dormi tranquillo…!

  4. VICENDE RELATIVE ALL’AREA MARINA PROTETTA DELLE ISOLE EGADI -GRAVI E REITERETE OMISSIONI DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE- NOMINA DELL’AVV. LUIGI PELAGGI QUALE DIRETTORE DELLA RISERVA- PELAGGI ATTUALMENTE CAPO DELL’UFFICIO TECNICO DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE, CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOGESID SPA, ACEA SPA,COMMISSARIO STRAORDINARIO PER L’EMERGENZA IDRICA NELLE ISOLE EOLIE- INCOMPATIBILITA’ E ILLEGITTIMITA’

    -Il Comune di Favignana dal 2001 è l’Ente Gestore dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi, istituita nel 1991 dal Ministero dell’Ambiente che annualmente deve erogare le risorse finanziarie stanziate sul capitolo di bilancio dello Stato denominato “Spese per la gestione delle riserve marine e per la loro promozione”;
    -con nota del 23.01.2009 il Ministero dell’Ambiente chiedeva all’Ente Gestore di trasmettere la relazione programmatica per le risorse stanziate “per il corrente esercizio finanziario sul capitolo di bilancio denominato spese per la gestione delle riserve marine e per la loro promozione” da assegnare all’Area Protetta per la stagione 2009;
    -in ottemperanza al decreto del Ministro dell’Ambiente n. 932 dell’11 dicembre 2003, il Sindaco del Comune di Favignana, con determinazione n.9 del 26 febbraio 2009, ha individuato il responsabiledella gestione dell’area marina protetta;
    la determinazione riguardante l’incarico e l’approvazione della bozza di contratto è stata anch’essa trasmessa al ministero, in data 6 marzo 2009, ed anticipata a mezzo fax in data 5 marzo;
    -l’ente gestore si è dotato in tembi brevi di una struttura tecnico-giuridica che ha elaborato il programma di gestione richiesto dal Ministero, il disciplinare provvisorio di regolamento aggiornato alle direttive 2003/44/CE, richiamata dal recente protocollo per la navigazione sostenibile del 1° febbraio 2007, ha realizzato un sito web ed ha individuato con l’avallo dei tecnici ministeriali, gli interventi priopritari da porre in essere nell’area marina protetta prima dell’inizio della stagione estiva 2009, che prevedevano l’attivazione di importanti servizi per i turisti che avrebbero consentito una consistente ricaduta occupazionale nelle Isole Egadi;
    tutti i predetti documenti, attestanti l’attività dell’ente gestore e del responsabile designato dal Sindaco, venivano trasmessi al Ministero;
    -inoltre, sollecitati dalla direzione generale del Ministero, individuava sinergie di riconosciuta eccellenza nella Soprintendenza del Mare dell’Assessorato ai Beni Culturali ed Ambientali della Regione Siciliana e nel CoNiSMA (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare) per la formulazione di importanti progetti di archeologia marina e di rilevanza scientifica;
    -coinvolgeva tecnici esperti, residenti nell’isola di Marettimo (sede della più vasta zona B di riserva) per gli interventi di monitoraggio, ispezione periodica e manutenzione delle boe di perimetrazione a mare esistenti;
    -provvedeva al monitoraggio ed agli interventi per il funzionamento dei segnalamenti a terra, alla bonifica delle spiagge dell’arcipelago ed alla verifica dello stato delle grotte dell’Isola di Marettimo per consentirne la normale fruibilità turistica;
    - nonostante il decorso di oltre quattro mesi dall’invio della relazione programmativa e della determina di designazione del responsabile, il Ministro non rese i provvedimenti di sua competenza, lasciando prive di alcun riscontro le numerose note di sollecito, le diffide ex art 328 c.p. (4.5.2009) inviate dal Comune di Favignana e la petizione popolare firmata da oltre 500 persone;
    -malgrado lo sforzo organizzativo posto in essere dall’ente gestore, con nota del 22 maggio 2009 il Ministro dell’Ambiente assumendo “di avere riscontrato gravi carenze tecnico-amministrative nella gestione dell’AMP, diventate recentemente sempre più evidenti…anche in ragione …del pregiudizio che la perdurante presenza di gravi situazioni disfunzionali potrebbe arrecare all’immagine dell’area marina e al pregiudizio turistico dell’isola…” per revocare la gestione al Comune di Favignana e per affidarla alla Capitaneria di Porto di Trapani, chiedeva al Presidente della Regione Siciliana il parere obbligatorio e vincolante in forza del Protocollo d’intesa Stato-Regione, sottoscritto in data 14 marzo 2001;
    -con nota del 9 giugno 2009,il Presidente della Regione Siciliana esprimeva parere negativo al Ministro dell’Ambiente, rilevando tra l’altro di avere accertato che “il Comune di Favignana si è dotato, da tempo, di una struttura tecnico-amministrativa qualificata che ha già posto in essere, in breve tempo, interventi strutturali, normativi e tecnici mai realizzati in precedenza; tale struttura, della quale fanno parte anche esperti avvocati, docenti universitari, manager e tecnici, ha già formulato il disciplinare provvisorio di regolamento, una relazione programmatica di alto profilo ed ha realizzato un sito web (già nella rete: http://www.apegadi.org) individuando sinergie con partners di riconosciuta eccellenza come la Soprintendenza del Mare dell’Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali della Regione Siciliana ed il Conisma. Non si comprendono, per quanto su esposto, le ragioni che dovrebbero giustificare il provvedimento di affidare la gestione provvisoria dell’area marina protetta alla Capitaneria di Porto , dal momento che il Comune di Favignana si è dimostrato efficiente al punto da avere già realizzato meritevoli interventi, adottando misure concrete e tempestive per la bonifica delle spiagge e dei litorali e la messa in sicurezza delle grotte dell’isola di Marettimo, rendendo la riserva fruibile al pubblico dei turisti e dei visitatori” e concludeva “per questi motivi, nel reiterare il mio dissenso per l’affidamento della gestione provvisoria dell’Area Marina Protetta alla Capitaneria di Porto, auspico che la S.V. voglia definire il procedimento richiesto dal Comune di Favignana, Ente Gestore dell’Area Marina Protetta , al fine di incentivare lo sviluppo economico e turistico dell’isola” ;
    -nonostante il parere obbligatorio e vincolante del Presidente della Regione Siciliana, il Ministro dell’Ambiente piuttosto che rendere i provvedimenti dovuti e richiesti da oltre sei mesi dal Sindaco di Favignana, in nell’ agosto 2009 ha invece costretto il Sindaco di Favignana a revocare la determina con la quale aveva individuato il responsabile di gestione, obbligandolo a designare, lo stesso giorno, l’avv. Luigi Pelaggi capo dell’ufficio tecnico del Ministro, minacciando il sindaco che avrebbe comunque emesso un provvedimento di revoca della gestione al Comune di Favignana, nel caso in cui il Sindaco non vi avesse provveduto;
    -la Prestigiacomo ha tenuto per sei mesi una condotta illegittima, omissiva e gravemente colposa sotto il profilo del coordinamento, della scarsa trasparenza e dell’incapacità di risolvere le situazioni in tempi brevi; ha poi attivato una procedura di revoca della gestione assolutamente strumentale (cfr. nota presidente Lombardo), violando l’accordo sancito dal Protocollo di Intesa Stato-Regione e ponendo in essere una attività dilatoria e contraria alla legge oltre che alle disposizioni regolamentari che disciplinano l’attività ed il funzionamento dell’A.M. P. delle Isole Egadi.
    -l’avv. Luigi Pelaggi ricopre attualmente l’incarico di capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (dal maggio 2008- Ministro On. Stefania Prestigiacomo);
    -inoltre ricopre i seguenti incarichi :
    1-Commissario all’emergenza idrica delle Isole Eolie, (dal febbraio 2009) nominato in sostituzione del Prefetto di Messina con ordinanza del Presidente del Consiglio n. 3738 , pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.39 del 17 febbraio 2009
    2- Consigliere di amministrazione della Sogesid S.p.a. ,nominato dal Ministro Prestigiacomo, società in house del Ministero dell’Ambiente i cui obiettivi sono indicati nel sito alla voce “Missione”; tra questi gli incarichi di ricerca di pertinenza della ex ICRAM, recentemente finanziata dal ministro Prestigiacomo;
    3- Consigliere d’amministrazione di ACEA S.p.A. dal 15 .09.2009, multiutility attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi nei business dell’energia, dell’acqua e dell’ambiente. Società quotata alla Borsa di Milano dal 16.07.1999, è uno dei principali operatori nazionali di servizi di pubblica utilità
    4- Avvocato, esercita la professione a Roma presso il suo studio legale in vicolo dè Burrò n. 165 nonostante abbia dichiarato nel suo curriculum presentato alla ACEA S.p.A. di avere esercitato la professione legale fino al maggio de 2008;
    -nel curriculum presentato alla ACEA S.p.a. (nel cda dal settembre 2009) il Pelaggi non indica tra gli incarichi quelli di Consigliere di amministrazione della Sogesid S.p.a, di Commissario all’emergenza idrica delle Isole Eolie (dal febbraio 2009) e di di responsabile della gestione dell’A.M.P. Isole Egadi.
    - Al momento della nomina nel CDA della ACEA Spa (settembre 2009) omette ancora di indicare di ricoprire incarico di responsabile della gestione dell’A.M.P. Isole Egadi.
    -Com’è possibile che l’avv. Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente, e quindi con funzioni che certamente richiedono un tempo pieno lavorativo, abbia nel contempo altri incarichi nella pubblica amministrazione oltre che in società pubbliche e private ed inoltre quello di direttore responsabile di gestione dell’area marina protetta delle Isole Egadi ?.
    -Quest’utimo incarico in particolare, come peraltro quello di consigliere di amministrazione della ACEA S.p.a., rischia di configurare un’intollerabile commistione tra l’attività di gestione dell’area marina protetta elle Isole Egadi e ACEA S.p.a e quella istruttoria, di finanziamento e controllo, compiti questi inerenti la sua funzione di capo della segreteria tecnica del ministro?
    -Com’è possibile che l’avv. Pelaggi, capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente, abbia altri incarichi il cui espletamento richiede un rilevante impegno a tempo pieno?
    -Non si può configurare il rischio che questo accentramento di incarichi sia una violazione dei principi della legge n.29 del 1993, che sancisce la netta separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa?
    -Non si può inoltre configurare in questo accentramento di incarichi una grave turbativa dell’azione amministrativa , con conseguente rischio di lesione del pubblico interesse?
    -Non si può ritenere che la nomina dell’avv. Pelaggi a nel cda della Sogesid S.p.a, società in house del Ministero dell’Ambiente, i cui obiettivi sono indicati nel sito alla pomposa voce “Missione” (recentemente finanziata dal Ministero dell’Ambiente), possa ingenerare intollerabili commistioni con le funzioni proprie di controllo in capo al Ministero dell’Ambiente e le attività della Sogesid S.p.a?
    -se nel curriculum presentato alla ACEA S.p.a. l’avv. Pelaggi avesse anche indicato di ricoprire la carica di consigliere nel cda della Sogesid S.p.a, di Commissario per l’Emergenza Idrica delle Isole Eolie nonché di direttore responsabile della gestione dell’area marina protetta delle Isole Egadi (cosa che omette di indicare), gli sarebbe stato attribuito l’incarico? E se non gli fosse stato attribuito l’incarico, gli altri aspiranti avrebbero avuto delle chances?
    - in base a quali requisiti tecnici e sulla base di quali alte qualificazioni e competenze è stata valutata l’idoneità dell’avv. Luigi Pelaggi, per la nomina di capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente?
    -attualmente il Pelaggi è regolarmente iscritto all’Albo degli avvocati di Roma ed esercita la professione nonostante avesse dichiarato nel curriculum presentato all’ACEA di non svolgere attività professionale già dal maggio 2008, cioè da quando ricopre l’incarico di Capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente.

  5. Antonino Canepa scrive:

    ANTONINO CANEPA
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    ARTICOLO PUBBLICATO SU IL FATTO QUOTIDIANO IN DATA 25.11.2009
    STORIE DI MAFIA E DI DENARO
    LE AMICIZIE PERICOLOSE DI TONINO D’ALI’
    Articoli | Sandra Amurri
    La politica nella terra di Cosa nostra, parla Maria Antonietta Aula, ex moglie di Antonio D’Alì
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    25 novembre 2009
    La lettera di smentita di Maria Antonietta Aula e la replica di Sandra Amurri

    Quella che vi stiamo raccontando è una storia siciliana. È la storia della signora Maria Antonietta Aula, ex moglie di un uomo di punta di Forza Italia, fin dalla sua nascita, il senatore del Pdl, Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’Interno, oggi presidente della Commissione Ambiente.

    Una storia che narra come il senatore D’Alì, rappresentante di spicco del governo Berlusconi, non abbia mai sentito il dovere di spiegare legami, seppure antichi, con boss di spicco, come il latitante Matteo Messina Denaro, condannato all’ergastolo per le stragi del ‘93, oggi a capo di Cosa Nostra. Ne emerge un racconto appassionato, lacerante, malinconico, libero dal giudizio che pure porta con sé. Un racconto che abbiamo scritto, che le abbiamo riletto al telefono, ottenendo la sua approvazione. Il giorno prima della pubblicazione, mentre aspettavamo, come da accordo preso, l’invio di una sua foto, riceviamo una e-mail in cui ci comunicava di aver cambiato idea e spiegava che il “rileggere una pagina ormai voltata della storia della mia vita mi ha fatto molto male e pertanto sono, oggi come mai, convinta di non volere più tornare su queste vicende”. Uno stato d’animo comprensibile ma non sufficiente per non pubblicare l’intervista, non per mancanza di sensibilità, o di rispetto, ma per un principio elementare di giornalismo.

    GIRA E RIGIRA tra le mani quei biglietti Maria Antonietta Aula. Una signora alta e bionda con gli occhi celesti e una cortesia d’altri tempi a delinearne i tratti. Famiglia della borghesia trapanese, è stata dall’età di 24 anni, per oltre vent’anni, la moglie del senatore del Pdl Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente, ex sottosegretario all’Interno, proprietario della Banca Sicula, poi ceduta alla Comit. La signora Aula è una donna che fatica ancora a rendersi conto di ciò che è scivolato davanti ai suoi occhi lasciando domande senza risposta. Risposte che non cessa di avere, visto che ci si dimentica solo di ciò che si chiede perché è poco importante, ma che, a tratti, vorrebbe smettere di cercare per liberarsi di un tempo ormai perduto. “Li ho ritrovati mettendo a posto le carte” dice mostrando i biglietti. “Congratulazioni. Francesco Messina Denaro e famiglia”.

    Un cognome che fa sobbalzare. Francesco Messina Denaro, capomafia di Castelvetrano, trovato morto nel ‘98 nelle campagne durante la latitanza, cadavere che la moglie, davanti allo sguardo attonito dei poliziotti, coprì con la sua pelliccia di Astrakan. Francesco era il padre di Matteo, attuale capo di Cosa Nostra, latitante da 16 anni, condannato all’ergastolo per le stragi del ‘93. I Messina Denaro erano i campieri della famiglia D’Alì, nella tenuta di contrada Zangara. Terreno venduto da Antonio D’Alì al gioielliere di Castelvetrano, Francesco Geraci, prestanome di Totò Riina, che andò a riprendere i soldi nella Banca Sicula dei D’Alì per restituirli a Matteo Messina Denaro, come lui stesso raccontò una volta diventato collaboratore di giustizia, dopo essere stato condannato per mafia. Oggi su quel terreno, confiscato, Libera produce olio.

    IL REGALO DI NOZZE DI MESSINA DENARO

    “Non lo avevo mai visto, non c’era accanto al vassoio d’argento massiccio, costato sicuramente oltre un milione, che Tonino portò a casa mia per esporlo accanto agli altri regali di matrimonio”, racconta. Divorziata da sei anni. A 55anni, Maria Antonietta Aula, Picci per gli amici, è una donna che non ha conti in sospeso con l’ex marito, né vendette da consumare. Solo ora quel luogo della memoria, sospeso tra passato e presente che l’ha avvolta per molti anni, è divenuto il tempo della parola che non ha mai voluto affidare ai tanti giornalisti che le hanno chiesto un’intervista, anche per timore di finire nel solito clichè della moglie tradita, abbandonata, assetata di vendetta.

    “Gliel’ho restituito il vassoio dei Messina Denaro quando se n’è andato via. Non lo voleva, l’ha preso dopo aver insistito, in fondo era roba sua; perché sarebbe dovuto restare a casa mia?” Spiega davanti ad una tazza di caffè caldo, marmellata di arance fatta da lei, sedute nel parco di Villa Pilati. Un’antica dimora seicentesca, trasformata in bed and breakfast, immersa nella natura, tra palme secolari, agrumeti, cascate di bougainvillea in fiore, che si affaccia sul mare di Bonagia, a pochi chilometri da Trapani. “La mia forza è mio figlio che vive e lavora a Londra, un ragazzo sensibile che si è fatto da solo senza mai chiedere nulla a nessuno. Ne sono molto fiera”. Il senatore D’Alì, non è un mistero, è un uomo che usa il potere di cui dispone con la scioltezza con cui una vecchina snocciola tra le dita il rosario. La signora Aula, che il potere “fa sorridere” ma la infastidisce quando diventa ostentazione, snocciola, invece, una litania di fatti, tutti documentati, che raccontano come la politica e gli uomini delle istituzioni, non solo in Sicilia, convivano, con grande disinvoltura, senza suscitare alcuno scandalo, con la cosiddetta normalità mafiosa, che contribuisce a rendere la mafia “eterna”, restando sempre dentro quel circuito vizioso che confonde vittime e carnefici.

    Quando D’Alì era sottosegretario all’Interno, il pm Andrea Tarondo, che indagava su di lui, da una conversazione intercettata apprese che un poliziotto che aveva fatto parte della sua scorta, poi, affidato a quella di D’Alì, aveva inviato un fax, dalla questura di Trapani, all’insaputa del questore Pinzello, al ministero della Giustizia, su richiesta del sottosegretario del Pdl, in cui affermava che il pm “sparlava” di D’Alì. Il ministro Castelli aprì un’indagine. Il pm, convocato dal procuratore generale, dimostrò l’infondatezza dell’accusa ma al poliziotto non successe nulla. In seguito il poliziotto tornò a far parte della scorta del pm che informò di quanto accaduto il nuovo questore Gualtieri e il poliziotto venne destinato ad altro incarico. In seguito, si scoprì che la moglie del poliziotto gestisce il bed and breakfast “Le Vele” nel palazzo di proprietà di D’Alì, dove il poliziotto si recava con l’auto di servizio, durante l’orario di lavoro.

    “Questo, invece, è firmato Filippo e Rosalia Guttadauro, ma il loro regalo non ce l’ho presente; forse Tonino non l’ha esposto, oppure l’ha fatto senza dirmi di chi fosse”, continua a raccontare la signora Picci mentre sfoglia la rubrica dove il marito registrava tutti i regali ricevuti. Alla lettera G esclama: “Non c’è! Che strano, eppure il biglietto è qui! Ricordo molto bene il matrimonio di Rosalia e Filippo Guttadauro alla Favorita di Marsala, più di 700 gli invitati. La mamma della sposa, la signora Lorenza Messina Denaro in cappello, una sfilza di doppiopetti rigati, musica e fiumi di champagne Cristall. C’erano Cuffaro, Dell’Utri, Mannino”. Rosalia è la sorella maggiore di Matteo Messina Denaro. Suo marito, Filippo Guttadauro, medico di Bagheria, è il referente di Matteo Messina Denaro per la provincia di Palermo, si interessava alle sorti politiche di Cuffaro. Ora è in carcere, condannato a 16 anni. “Con me a fare la spesa veniva sempre Patrizia, la sorella più piccola. Matteo da bambino l’ho tenuto sulle ginocchia, erano i figli di don Ciccio, che abitava nella casa a fianco alla nostra a Zangara, dove ci trasferivamo per la vendemmia” dice mentre continua a sfogliare la rubrica. “Ma questa è la mia scrittura!”, esclama indicando il foglio alla lettera M. Legge ad alta voce: “Francesco Messina Denaro, grande centro argento consegnato 12-11-2000. Non lo ricordavo, l’ho scritto io quando gliel’ho restituito”.

    Si alza seguita dai due inseparabili Shih-Tzu, Trillo e Gelsomina. Va in ufficio. Torna poco dopo tenendo in mano due fogli. Una riga di inchiostro nero li divide verticalmente: Aula e D’Alì, carta intestata Antonio D’Alì Solina, Trapani. Scritto a penna: “Nota per l’assegnazione dei regali di nozze in base alla provenienza degli stessi; a seguire i rispettivi regali ricevuti per ordine alfabetico”. “Anche qui mancano quelli di Guttadauro e Messina Denaro, mah!”, sospira. “Difficilmente rispondeva alle mie domande”. Le parole, come scrive Simone de Beauvoir, smuovono le coscienze, agitano gli animi, fissano il pensiero, insomma restano, è meglio non rischiare.

    TELEGRAMMA DAL CARCERE

    “Restava zitto come quella volta, quando gli consegnò il telegramma inviatogli da Franco Virga: ‘Auguri, tu ti diverti e io sto qua rinchiuso’. Era dicembre del 1998, stavamo partendo per andare a trascorrere il Capodanno a Sharm el Sheik con il senatore del Pdl Domenico Contestabile e la sua fidanzata. Restai fulminata. Ma chi è questo, perché manda gli auguri a te, gli chiesi”. Franco Virga, figlio di Vincenzo Virga, capomafia di Trapani, arrestato dopo anni di latitanza, quando inviò quel telegramma era in carcere da due anni con una condanna a 9 anni per associazione mafiosa. Virga è il boss a cui Dell’Utri, presidente di Publitalia, si rivolse affinché chiedesse il pizzo per una sponsorizzazione a Vincenzo Garaffa, presidente della Pallacanestro. Come da sentenza di primo grado del tribunale di Milano, che condanna Dell’Utri per estorsione, reato derubricato in appello in minacce: “Abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione”, disse Dell’Utri a Garaffa che si rifiutava di pagare la mazzetta.

    “A volte, invece, mi diceva: ‘Antonietta, cara, tu vedi troppi film di mafia’. Non sbagliava, in effetti a ripensarci ora, quando vidi “la Piovra”, forse esagero ma era come se sul video vedessi scorrere la mia vita. Ricordo che durante la campagna elettorale nel 1994, occasione in cui conobbi l’avvocato Dotti e la Ariosto, non feci altro che girare in macchina per la città con l’imbianchino per coprire le scritte sui muri: D’Alì mafioso, D’Alì e i 40 ladroni. Gli dicevo: ma perché non reagisci sui giornali? Faceva spallucce, come diciamo noi”. Risultato: D’Alì ottenne 54 mila preferenze. Ma non la sua: “Io non ho mai votato Forza Italia e lui lo sapeva, forse per questo sentiva di non potersi completamente fidare di me. In effetti non condividevamo molto, cominciando dalla scelta, del tutto inaspettata, comunicatami quando era già avvenuta, di candidarsi nel ‘94 con Forza Italia su richiesta di Micciché. Ma la venuta di Berlusconi, quella proprio non me la posso scordare.

    Regionali del ‘96. Fu nostro ospite. Arrivò preceduto da 7 bauli su ruote pieni di abiti e camicie e dalla fedele Marinella Brambilla, che al mattino lo truccava con tanto di quel cerone che dovetti buttare le federe e la sera lo struccava usando quintali di kleenex. La sede dei Ds di fronte casa era tappezzata di bandiere rosse in segno di sfida. Tonino era in ansia, continuava a ripetermi di andare a dirgli di toglierle, mentre Berlusconi, quando le vide, andò a suonare il campanello e disse: ‘Grazie per l’accoglienza, siete davvero gentili’. Capii che era un grande comunicatore, capace di ribaltare situazioni a lui sfavorevoli.

    Ricevetti in anticipo la lista delle cose proibite e di quelle indispensabili: pesce senza spine, perché il presidente temeva di soffocare, bagnoschiuma esclusivamente al limone, teli da bagno bianchi da avvolgere attorno alla vita, latte di mandorle fatto in casa da bere al mattino ecc. Organizzai una cena per circa 150 persone, c’erano tutti: La Loggia, Schifani, Micciché. Prima di ripartire mi chiese come avrebbe potuto ricambiare a tanta gentilezza e io gli risposi: doni all’Unitalsi, di cui allora ero presidente, un pulmino per il trasporto dei malati. ‘Per tanto poco, signora, sarà fatto’. Del pulmino neppure l’ombra. Una sera di dicembre del ‘96 squilla il telefono di casa: era Berlusconi. Chiamava per invitarci nel suo palco con Veronica alla Prima della Scala. Gli risposi: ‘Presidente, cosa farà mio marito non lo so, io non verrò’. ‘E perché mai signora?’. ‘Perché attendevo da lei una risposta dovuta perché promessa’. Senza neppure chiedermi a cosa mi riferissi, rispose: ‘Va bene buonasera e riattaccò’. Quando lo raccontai a Tonino, mi rimproverò duramente. A Trapani, a Tonino lo chiamavano il piccolo Berlusconi perché anche lui aveva una tv, Telesud”.

    Dove ogni volta che veniva attaccato dalla stampa o sentiva aria di qualche indagine in corso si presentava in video e cominciava così: “Cari amici, volevo informarvi che ho ottenuto il contributo per la Chiesa, che arriveranno i soldi per il porto, ecc. Abitudine che D’Alì mantiene su facebook dove alcuni giorni fa ha postato una notizia importante per i suoi elettori: “Cari amici, vi comunico che farò sentire ancora di più la voce della Sicilia, dato che sono stato chiamato a far parte del comitato per la politica economica con Bondi, La Russa, Verdini, il ministro Tremonti, Cicchitto, Quagliariello, Gasparri, Bocchino”.

    LE CONDOGLIANZE DI GUTTADAURO

    Picci accende la macchina del caffè. Nell’attesa estrae dalla borsa una busta trasparente. Appoggia sul tavolo due telegrammi, li apre e con l’indice mostra il timbro di provenienza e la data: ufficio postale di Castelvetrano, 2 novembre 1983, intestati a dottor Antonio D’Alì Solina, corso Italia 108 Trapani: ‘Sentite condoglianze, Fam. Guttadauro Filippo’ e ‘Sentite condoglianze, famiglia Messina Denaro Francesco’. “Curioso eh?”.

    Hanno inviato al marito le condoglianze per la morte di suo padre, poi Picci aggiunge con un sorriso ironico: “Spero che li abbia anche ringraziati”. Riprende a parlare dei Messina Denaro. Ricordi che inevitabilmente pesano, ma che si sfilano dalla memoria con la leggerezza di fatti che appartengono alla propria storia. “Nel 1988, sì, cinque anni dopo la vendita di Zangara, lessi sui giornali che Francesco Messina Denaro si era dato alla latitanza con l’accusa di essere il capomafia di Trapani. ‘Tonino, hai letto don Ciccio è un capomafia, ma tu lo sapevi?’, chiesi avvicinandomi a lui con il giornale in mano.

    Risposta: ‘Antonietta cara, non lo sai i giornalisti come sono, devono pure scrivere qualcosa’. Don Ciccio era un uomo rispettato da tutti, anche dal prefetto di Milano, Amari, a cui faceva la raccolta delle olive”. Nonostante Francesco Messina Denaro fosse già stato sorvegliato speciale perché sospettato di numerosi fatti di mafia, che non potevano non essere noti, soprattutto a un prefetto della Repubblica, in aggiunta di Castelvetrano. “Era un uomo gentile, sua moglie Lorenza, un’ottima cuoca, faceva il pollo nel forno a legna come nessuno, una donna forte, i figli ne avevano soggezione. Matteo era un ragazzino vivace, occhi verdi trasparenti taglio orientale, molto bravo a scuola, che mi chiamava signora Antonietta. L’ultima volta che l’ho visto avrà avuto circa 20 anni, credo”. Cioè poco prima di diventare una delle più micidiali macchine da guerra di Cosa Nostra corleonese. A capo di una mafia che oggi ha dismesso la coppola, sostituito la lupara con il kalashnikov, che sposta capitali da una parte all’altra del mondo, controlla i voti, indirizza il consenso grazie a politici conniventi, ma che continua a comunicare con i pizzini: “Tu sei migliore di me”, scrive Provenzano latitante e Matteo risponde: “Lei mi dice che io sono migliore di lei io non sono migliore di lei, io sono come lei”.

    “Siamo andati a Zangara finché Tonino, inaspettatamente, dopo aver appena impiantato una nuova vigna, decise di vendere il terreno”, continua riavvolgendo il nastro della memoria. “Finché c’è stato lui in campagna non è mai successo niente, poi da quando sono rimasta sola ho subito due attentati intimidatori che ho denunciato. Uno nel 2001, quando mi hanno rubato il gruppo elettrogeno dall’azienda agricola in contrada Fulgatore, facendo restare a secco il vigneto. Poi, dopo qualche anno, le pecore dei mafiosi Agugliaro mi hanno mangiato tutto il frumento: ‘Cà cangiarono tutte cose da quando c’è lei e non c’è più u’ senature’, mi dissero. Ho saputo dai giornali che sono stati arrestati e condannati a 15 anni per tentato omicidio. Non è facile, lo so, anche gli investigatori mi consigliano di fare attenzione, ma che debbo fare, fino al 2015 devo pagare i debiti lasciatimi da mio marito per il vigneto che volle impiantare nell’azienda di papà. Adesso l’ho estirpato e spero di poter affittare il terreno per il fotovoltaico. Forse non sembra, ma sono una donna forte, certe cose non le permetto”.

    MATRIMONIO CHE VA MATRIMONIO CHE VIENE

    Tace. Il sorriso si spegne come se improvvisamente i ricordi fossero divenuti troppo dolorosi. Parla d’altro, degli ospiti che stanno per arrivare, dei fiori appena raccolti da sistemare nelle stanze. Si alza, entra in casa. Torna con il caffè. Racconta del pericolo sventato, almeno per ora, di vedersi annullare il matrimonio come richiesto dal marito, grazie all’appoggio di Ninni Treppiedi, fratello del capo di gabinetto del senatore D’Alì quando era presidente della provincia di Trapani, segretario del vescovo Francesco Miccichè. “Inconsapevolezza dell’indissolubilità del matrimonio”, questa la motivazione. “Inconsapevolezza della indissolubilità del matrimonio!”, ripete con evidente dolore. Il senatore D’Alì, nel frattempo, si è sposato in un monastero sconsacrato. Testimoni di lui: l’ex ministro dell’Interno Pisanu e la moglie Annamaria. Testimoni di lei: Bruno Vespa e la moglie, il magistrato Augusta Iannini. Al fastoso ricevimento offerto dal sottosegretario all’Interno, a Palazzo Rospigliosi Pallavicini, con tanto di cassate e cannoli fatti arrivare dalla pasticceria Billè di Messina, come documentato da Il Tempo, c’erano proprio tutti: spiccavano Cuffaro, Dell’Utri, Bobo Craxi, Schifani, Gasparri, La Loggia, Bonaiuti, Tassone, Bertolaso, Santanchè, Billè.

    “Era il 4 aprile del ‘99, eravamo andati alla Processione dei Misteri del Venerdì Santo, c’era anche Gianfranco Micciché. Io sono rientrata prima. Nel cuore della notte si accende la abat jour, sento la sua voce: “Me ne vado, amo un’altra donna”. Il giorno dopo era fuori casa, tre anni dopo eravamo già divorziati”. Divorzio conclusosi con una liquidazione per la moglie di 200 mila euro. “Poco importa se per vivere preparo marmellate e organizzo banchetti per matrimoni, va bene così. Certo, avrei potuto chiedere un accertamento patrimoniale per sapere dove fossero finiti i 7 miliardi incassati dalla vendita della Banca Sicula, di cui possedevo azioni, avrei potuto chiedere spiegazioni sui conti a Montecarlo e se ricordo bene in Lichtenstein, ma non l’ho fatto anche per rispetto di mio figlio. Ma da quel giorno è come se fossi diventata trasparente. Il vescovo, che conoscevo bene essendo presidente dell’Unitalsi, andava a cena con lui e con quella che allora era la sua amante”. E la città guardava. “Ora che, invece, è la moglie – racconta la signora Picci – ci va a Lourdes con il cardinale Ruini a bordo dell’aereo del Vaticano”. La nuova signora D’Alì è Antonia Postorivo, 41 anni, calabrese di Roggiano Gravina, avvocato dello studio Previti, amica di Jole Santelli, sottosegretario alla Giustizia ai tempi di Castelli ministro. Habituè dei salotti romani, amica intima dell’avvocato Ghedini, ma anche di Micciché,che la presentò al senatore D’Alì. Per lei ha acquistato un prestigioso appartamento vicino a piazza Navona, che le ha intestato, oltre ad avere comperato una caserma della Guardia di finanza dismessa a Favignana, ristrutturata utilizzando per il trasporto dei materiali la motovedetta della polizia di Stato, come ci viene raccontatodapiùtestimoni,anchechiamandogli agenti al termine del turno. Storie di ordinario potere in terra di Sicilia, ma non solo.

    da Il Fatto Quotidiano del 25 novembre 2009

  6. IRREGOLARITA’ ED INCOMPATIBILITA’ DI PUBBLICI FUNZIONARI NOMINATI DAL MINISTRO DELL’AMBIENTE PRESTIGIACOMO

    INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

    Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministro del Tesoro, al Ministro della Funzione Pubblica

    Premesso che :

    -La Società SOGESID è lo strumento societario in house dello Stato, con capitale sociale di euro 54.820.920,00 e azionista unico il Ministero dell’economia e delle finanze. I diritti dell’azionista sono esercitati d’intesa con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture.
    Il ruolo di governance è esercitato dal CdA e ai sensi della legge 296/06 (art 1) opera per le finalità del Ministero dell’Ambiente. La Sogesid svolge un ruolo strumentale basato su trasparenza della gestione, efficacia del sistema di controllo interno e applicazione rigorosa della disciplina del conflitto d’interesse. Criticità ambientali come bonifiche di siti inquinati, politica emergenziale dei rifiuti, interventi per la riduzione del dissesto idrogeologico , sono gestiti attraverso apposite convenzioni per la fornitura di servizi ingegneristici .Il Presidente di Sogesid è scelto tra i componenti designati dal Ministero dell’Ambiente .attualmente è l’avv. Siracusano Assenza e membro del CdA è l’avv Pelaggi capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente. Unità operative sono dislocate in Napoli, Bari e Palermo e svolgono attività di coordinamento delle iniziative in corso nelle regioni Campania, Puglia e Sicilia.

    -Le isole Eolie, presentano varie criticità ambientali : depurazione dei reflui nelle isole di Lipari e Vulcano e problemi di potabilità dell’acqua a Alicudi, Filicudi, Panarea, Stromboli e Vulcano. Nell’aprile 2000 il Sindaco, a seguito decreto Regione Sicilia che finanziava la realizzazione di un depuratore nel comune di Lipari , indice un bando di gara per la progettazione del ciclo integrato dell’acqua: (produzione di acqua, ciclo fognario e depurazione delle acque reflue con riutilizzo a scopi non umani) per tutte le isole del comune. La gara viene aggiudicata ad un Consorzio capeggiato dalla ditta Lotti SpA.Il Sindaco sulla base dei documenti progettuali , chiede il finanziamento delle opere al Ministero dell’Ambiente. Nel 2001 subentra una nuova Amministrazione. Nel 2002 il Sindaco di Lipari viene nominato Commissario di Governo e delegato a gestire le risorse occorrenti alla realizzazione delle opere afferenti il ciclo dell’acqua. Tali risorse ammontano a 34 milioni di euro. Il Commissario- Sindaco affida alla Sogesid , la progettazione delle opere del ciclo dell’acqua, pur in presenza di una gara vinta dal raggruppamento con a capo la società Lotti SpA. Il Ministero dell’Ambiente chiede integrazioni progettuali al Sindaco-Commissario che a sua volta trasmette alla società Lotti SpA. Integrazioni trasmesse al Sindaco e sembra mai trasmesse al Ministero dell’Ambiente. Il Sindaco-Commisario dichiara poi che l’affidamento alla Sogesid era stato concordato con il Ministero dell’Ambiente a causa della non validità del progetto nel conseguire gli obiettivi propri di un ciclo integrato dell’acqua.

    -Con ordinanza n. 3738 del Presidente del Consiglio dei ministri, recante una serie di disposizioni urgenti di protezione civile all’art. 17, viene indicato che «Al fine di assicurare la risoluzione del contesto emergenziale in atto nel territorio delle isole Eolie, limitatamente all’emergenza idrica, l’Avvocato Luigi Pelaggi è nominato Commissario delegato in sostituzione del Prefetto di Messina», nominato in proroga, con ordinanza dello stesso presidente Berlusconi, Commissario per le emergenze di natura vulcanica e turistica. Il Commissario «è autorizzato ad avvalersi di un Comitato di indirizzo e controllo sulla programmazione e realizzazione degli interventi». E ancora l’ordinanza recita: «Con separato atto il Commissario delegato determina il compenso dei Componenti del Comitato, sulla base di criteri di rigorosa perequazione connessi alla specifica professionalità posseduta, con oneri a carico dei fondi commissariali». Inoltre egli «può utilizzare le risorse finanziarie disponibili sulla contabilità speciale limitatamente a quelle assegnate per fronteggiare l’emergenza idrica».

    -L’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori , servizi e forniture , di cui all’art 6 dlgs 163/2006 istituita in recepimento all’art 81.2 della direttiva 2004/18 , con delibera n 65 del 23 dicembre 2008 , a cui aveva adito la Società Lotti SpA e la Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici ,rileva la non conformità all’ordinamento dell’atto sottoscritto tra Sindaco-Commissario e Sogesid. L’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori , servizi e forniture ha ottemperato al disposto del comma 5 dell’art 6 del Testo Unico sugli Appalti che così recita ” L’Autorità vigila sui contratti pubblici, anche di interesse regionale, di lavori, servizi e forniture nei settori ordinari e nei settori speciali, nonché, nei limiti stabiliti dal presente codice, sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture esclusi dall’ambito di applicazione del presente codice, al fine di garantire l’osservanza dei principi di cui all’articolo 2 e, segnatamente, il rispetto dei principi di correttezza e trasparenza delle procedure di scelta del contraente, e di economica ed efficiente esecuzione dei contratti, nonché il rispetto delle regole della concorrenza nelle singole procedure di gara”.
    Il pronunciamento ha attivato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha richiamato la delibera del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2004 sugli ““Indirizzi in materia di protezione civile in relazione all’attività contrattuale riguardante gli appalti pubblici di lavori, di servizi e di forniture di rilievo comunitario”. Le disposizioni della direttiva statuiscono che i commissari delegati debbono provvedere alle aggiudicazioni necessarie, per il superamento delle situazioni di emergenza , nel rispetto delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture.
    La sete delle Eolie a causa della mancanza di acqua , determina da almeno 20 anni esborsi rilevanti e stimati in complessivi 400 mln di euro. I soggetti beneficiari sono i gestori del “ciclo” di trasporto dell’acqua che verosimilmente non hanno nessun interesse alla soluzione del problema della mancanza d’acqua , attraverso il progetto che la Lotto SpA aveva predisposto .

    -Dal 2001 l’Ente Gestore dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi è il Comune di Favignana ed il Ministero dell’Ambiente annualmente eroga le risorse finanziarie allocate sul capitolo di bilancio dello Stato denominato “Spese per la gestione delle riserve marine e per la loro promozione”;
    In data 23.01.2009 il Ministero dell’Ambiente ha chiesto all’Ente Gestore di trasmettere la relazione programmatica per le risorse stanziate e da assegnate all’Area Protetta per la stagione2009;
    In ottemperanza alla richiesta del Ministero, il Sindaco del Comune di Favignana inviava la relazione programmatica ed in ossequio al decreto del Ministro dell’Ambiente n. 932 dell’11 dicembre 2003, con determinazione n. 9 del 26 febbraio 2009, individuava il responsabile della gestione dell’area marina protetta;
    la determinazione riguardante l’incarico e l’approvazione della bozza di contratto è stata anch’essa trasmessa al ministero, in data 6 marzo 2009;
    L’ente gestore ha svolto con diligenza i compiti assegnati e riscontrabili in comportamenti e atti probatori.
    Con nota del 22 maggio u.s. il Ministro dell’Ambiente dichiarava “di avere riscontrato gravi carenze tecnico-amministrative nella gestione dell’AMP, diventate recentemente sempre più evidenti… ed anche in ragione …del pregiudizio che la perdurante presenza di gravi situazioni disfunzionali potrebbe arrecare all’immagine dell’area marina e al pregiudizio turistico dell’isola…” ha chiesto al Presidente della Regione Siciliana, in forza del Protocollo di Intesa Stato-Regione sottoscritto in data 14 marzo 2001, il suo parere obbligatorio e vincolante per revocave la gestione al Comune di Favignana ed affidarla alla Capitaneria di Porto di Trapani. Il Presidente della Regione Sicilia esprimeva parere negativo motivato, ma il Ministro non ne ne ha tenuto conto e ha costretto il Sindaco di Favignana a designare l’avv. Pelaggi capo della segreteria tecnica del Ministro.

    -In data 3 novembre 2008 è stato sottoscritto un Accordo di Programma tra il Ministero dell’Ambiente , la Regione Sicilia ed altri Enti territoriali , per la bonifica del sito di interesse nazionale di Priolo ( SR) . Le risorse per l’intervento ammontano a 770 milioni di euro. All’art 4 ” Soggetti Attuatori” è statuito “Per le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si avvarrà della collaborazione di Sogesid S.p.A. nonché di ISPRA, ISS, ARPA Sicilia. Tali soggetti sono tenuti, in caso di affidamento di prestazione all’esterno, al rispetto delle disposizioni nazionali e comunitarie in materia di affidamento di servizi e di lavori”. Appare chiaramente esclusa dalla attività di bonifica la direzione generale del Ministero che si è sempre occupata delle bonifiche e le sue competenze trasferite alla Sogesid . Siti di Interesse Nazionale come quello di Piombino , Napoli Ovest e Taranto hanno come soggetto responsabile degli interventi la Direzione Generale del MATT come, è verificabile negli Accordi di Programma sottoscritti:

    Per sapere:

    -Se è economico, efficace ed efficiente trasferire su Sogesid compiti che le direzioni del Ministero dell’Ambiente svolgono da anni.
    -Può l’avv Pelaggi svolgere la pluralità di compiti nel seguito elencati :
    a) capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente
    b) direttore dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi
    c) membro del Consiglio di Amministrazione di ACEA SpA
    d) commissario alla emergenza idrica alle isole Eolie
    d) avvocato in Roma
    -Nel curriculum presentato alla ACEA S.p.a. (nel cda dal settembre 2009) il Pelaggi non indica tra gli incarichi quelli di Consigliere di amministrazione della Sogesid S.p.a, di Commissario all’emergenza idrica delle Isole Eolie (dal febbraio 2009) e di responsabile della gestione dell’A.M.P. Isole Egadi.
    -L’attività di Responsabile di A.M.P., non è configurabile come illegittima commistione tra l’attività di gestione dell’area marina protetta e quella istruttoria, di finanziamento e controllo, compiti questi inerenti la sua funzione di capo della segreteria tecnica del ministro?
    -Anche al momento della nomina nel CDA della ACEA Spa (settembre 2009) il Pelaggi omette di indicare di ricoprire incarico di responsabile della gestione dell’A.M.P. Isole Egadi;
    -L’avv. Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente, e quindi con funzioni che certamente richiedono un tempo pieno lavorativo, ha nel contempo altri incarichi nella pubblica amministrazione e in altre società pubbliche e private.
    -La pluralità di incarichi non configura una violazione della legge n.29 del 1993, che sancisce la separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, e una grave turbativa dell’azione amministrativa , con conseguente rischio di lesione del pubblico interesse?
    -La nomina dell’avv. Pelaggi nel cda della Sogesid S.p.a, società in house del Ministero dell’Ambiente, non genera ,commistioni con le funzioni proprie di controllo in capo al Ministero dell’Ambiente, le funzioni di capo della Segreteria Tecnica del Ministero dell’Ambiente e le attività della Sogesid S.p.a ?
    -Quali sono i requisiti tecnici e sulla base di quali alte qualificazioni e competenze è stata valutata l’idoneità dell’avv. Luigi Pelaggi, per la nomina di capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente?
    -Perchè il Ministro dell’Ambiente non ha valutato le integrazioni progettuali , richieste e trasmesse dalla Società che Lotti SpA , con gara ad evidenza pubblica e per il ciclo integrato delle acque che servono le isole Eolie?
    -Chi pagherà il costo per la mancata attuazione del progetto che avrebbe sanato l’esoso traffico di acqua in container su navi dalla Sicilia alle isole Eolie ?
    -Chi pagherà il costo per il contenzioso attivato dalla Società Lotti SpA per la perdita dell’appalto , trasferito senza gara su Sogesid ?
    -Perchè la delibera dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture , che ha statuito la illegittimità dell’affidamento a Sogesid , non ha trovato applicazione ?
    -Perchè il Ministero che sercita il compito di sorveglianza su Sogesid non ha recepito e fatto apllicare la delibera dell’Autorità?
    -Perchè le determinazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e il Mercato , che ha evidenziato il mancato rispetto delle norme interne ecomunitarie nell’affidamento degli applalti pubblici , non hanno trovato conseguenziale riscontro da parte del Ministero dell’Ambiente che esercità l’attività di controllo su Sogesid ?
    -Il ruolo dell’avv Pelaggi capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente e Commissario alla emergenza idrica è stato svolto con diligenza e trasparenza e coerente con le norme dell’ordinamento?
    -Perchè il Ministero dell’Ambiente non ha attivato la Corte dei Conti per la verifica di possibili danni che ricadono sulla fiscalità generale e quindi sul cittadino-contribuente ?

  7. CORRADO CARTIA scrive:

    Rosario, potresti rivedere le tue nozioni grammaticali, perché un articolo si scrive senza apostrofo…

  8. Santino Rizza scrive:

    Il Tribunale dei Ministri ha archiviato il caso per peculato?

  9. IL MINISTRO DELL’AMBIENTE ED I VERI PROBLEMI DELLE ISOLE EGADI

    Si è appreso che il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha convocato di recente una riunione per discutere delle problematiche legate all’approvvigionamento energetico delle isole minori.
    Alla riunione, presieduta dal capo della segreteria tecnica del ministero, Luigi Pelaggi (peraltro anche direttore dell’Area marina Protetta delle sole Egadi), hanno partecipato tra l’altro tutti i sindaci delle isole minori.
    Il Ministro Prestigiacomo, da quello che è emerso, considera prioritario “alimentare ad energia pulita le isole Egadi” e vorrebbe far divenire “un laboratorio di efficienza energetica l’arcipelago grazie ad un progetto di AzzeroCO2 che sarebbe già stato finanziato dal Ministero dell’Ambiente.”
    Si legge che “…il progetto prevede uno sviluppo delle fonti rinnovabili a basso impatto sul territorio, in modo da preservare le isole dell’arcipelago dal punto di vista naturalistico e di promuovere al tempo stesso l’autosufficienza ed il risparmio energetico…. Il piano di interventi messo a punto da AzzeroCO2 per le tre isole prevede l’utilizzo di diverse tecnologie: impianti fotovoltaici e solari termici, generatori ed oli vegetali, un progetto di mobilità sostenibile che prevede biciclette a pedalata assistita, motorini elettrici, colonnine e pensiline fotovoltaiche per la ricarica dei mezzi”.
    Il Ministro Prestigiacomo evidentemente non conosce i VERI problemi delle Isole Egadi.
    Il suo Ministero, consapevole che sull’arcipelago insiste l’Area Marina Protetta più grande d’Europa, dovrebbe preoccuparsi ed occuparsi dello SMALTIMENTO DELL’ETERNIT presente in grandi quantità nelle isole dell’arcipelago; farebbe meglio a realizzare un serio progetto per l’AUTOSUFFICIENZA IDRICA dell’arcipelago, prevedendo e finanziando opere di canalizzazione delle sorgenti esistenti soprattutto nell’isola di Marettimo (l’isola invece viene rifornita di acqua trasportata da navi provenienti da Napoli e Palermo); dovrebbe preoccuparsi di contribuire a risolvere i problemi legati alla FATISCENZA DELLE STRUTTURE PORTUALI , soprattutto a Levanzo e Marettimo la cui insicurezza ha determinato lo spopolamento delle isole dai loro abitanti e continua a determinare gravi disagi alla popolazione per la difficoltà di attracco dei mezzi di trasporto (aliscafi e traghetti) anche in condizioni meteo marine non particolarmente avverse; il Ministero dovrebbe occuparsi, sollecitando anche l’amministrazione comunale, di far realizzare GLI IMPIANTI DI DEPURAZIONE di cui le isole di Marettimo e Levanzo sono sfornite e la cui mancanza contribuisce all’inquinamento di vaste zone di mare, dove insiste la riserva marina; dovrebbe attenzionare la problemativa relativa ai MEZZI DI TRASPORTO, ormai fatiscenti e risalenti agli anni settanta (i vecchi aliscafi emettono fumi e gas che inquinano l’ambiente).
    Di tutto questo e di altro ancora, nell’interesse del bene comune, si dovrebbe preoccupare il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
    Invece cosa fa il Ministro? Finanzia un progetto che “prevede lo sviluppo di fonti rinnovabili a basso impatto sul territorio: gli impianti fotovaltaici e solari termici integrati nell’architettura del luogo e del paesaggio”. Perchè tutto questo se ad esempio l’isola di Marettimo è già autosufficiente dal punto di vista energetico? Perchè il Ministero dell’Ambiente non considera PRIORITARI gli interventi che potrebbero contribuire a migliorare la qualità della salute e della vita degli abitanti dell’arcipelago e la cui realizzazione avrebbe un sicuro impatto positivo sulle attività turistiche?
    Si vuole spendere e sperperare il danaro pubblico per REALIZZARE DELLE CATTEDRALI NEL DESERTO e favorire lobby ed i loro business?

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